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Il Padiglione "Rubato" al MAXXI: Un'Ode al Riciclo e alla Frammentazione nell'Architettura Contemporanea
Il programma Maxxi NXT continua a dimostrare l'impegno del museo di Roma nel sostenere la nuova generazione di architetti italiani, giungendo alla sua terza edizione. Questa iniziativa, unica nel suo genere tra le istituzioni pubbliche, offre ai giovani professionisti l'opportunità di confrontarsi con la maestosa architettura di Zaha Hadid attraverso la creazione di opere temporanee. NXT riprende l'eredità del programma YAP (Young Architects Program), sviluppato in collaborazione con il MoMA di New York per oltre un decennio, mantenendo l'attenzione sulle nuove leve dell'architettura. Ogni due anni, il programma seleziona cinque studi emergenti, scelti da una rete di esperti nazionali e internazionali, ai quali viene affidato il compito di concepire un'architettura temporanea per la Piazza Alighiero Boetti, lo spazio antistante il museo. Questa struttura deve essere in grado di animare lo spazio pubblico, accogliendo la programmazione estiva del museo e offrendo ai visitatori un luogo di ritrovo, di riposo e di svago. Dopo le installazioni precedenti, la Piazza Boetti del MAXXI ospita ora "Rubato", il progetto vincitore dell'edizione 2026, ideato dal collettivo HPO.
Il padiglione "Rubato", il cui nome evoca il linguaggio musicale, è una struttura composta da dodici supporti verticali, realizzati con elementi prefabbricati accoppiati, una copertura metallica e un'installazione sonora pensata specificamente per il luogo. Il collettivo HPO, attraverso la loro intervista, sottolinea come la loro intenzione fosse quella di distinguersi dalle proposte delle edizioni passate, spingendo la ricerca sia sul fronte strutturale che concettuale, con l'obiettivo di avvicinarsi allo spirito delle installazioni dello YAP del MoMA. HPO ha reinterpretato il bando di concorso, non volendo creare un semplice contenitore per eventi, ma piuttosto un'opera che esplorasse il duplice significato del verbo inglese "to play" (giocare e suonare). Questo ha dato vita a una riflessione profonda che ha guidato il progetto. Il risultato è una creazione che riflette un approccio creativo aperto, frammentato ma estremamente funzionale, massimizzando l'utilizzo dello spazio attraverso una traiettoria diagonale. Gli elementi costitutivi includono blocchi prefabbricati in cemento per i supporti, travi americane, tubi innocenti e una griglia metallica per la copertura. Il riciclo è un tema centrale, in particolare per i pannelli ombreggianti sviluppati dagli studenti del laboratorio PARC, coordinato da Stefano Converso e Milena Farina dell'Università degli Studi di Roma Tre, che hanno riutilizzato componenti edilizie di scarto. Questo metodo costruttivo ha permesso una realizzazione rapida nonostante la complessità geometrica.
L'interazione con altre forme d'arte è un aspetto fondamentale del progetto "Rubato", con l'integrazione di elementi effimeri come l'acqua e la musica per arricchire l'esperienza spaziale. L'idea di completare lo spazio con questi elementi nasce dalla costante ricerca di HPO di contaminazioni tra discipline diverse. Il nome "Rubato", dal lessico musicale, indica una libera interpretazione del tempo, con accelerazioni e rallentamenti a discrezione dell'esecutore per una maggiore espressività. La musica, con una sonorizzazione site-specific creata dalla compositrice Agnese Menguzzato, funge da elemento interattivo con il pubblico, reinterpretando il concetto di gioco. L'acqua vaporizzata, invece, contribuisce al comfort climatico e visivo, offrendo ombra, rinfrescando l'ambiente e fornendo un'illuminazione suggestiva di notte. L'opera di HPO, in sintesi, recupera la dimensione processuale dell'architettura, opponendosi alla sua riduzione a oggetto compiuto e iconico. Si presenta come una forma aperta, un campo di relazioni piuttosto che una configurazione definitiva, attraverso la quale è possibile muoversi liberamente. La sua natura frammentata e incompiuta evoca le avanguardie architettoniche, invitando a riflettere sulla "città aperta, complessa, ambigua e incerta" descritta da Richard Sennett, verso una società più equa e democratica. Il collettivo HPO, nato tra i banchi di scuola a Ferrara e ora distribuito tra Ferrara, Zurigo e Milano, riflette nel padiglione le diverse tensioni culturali dei suoi membri, che, come gli elementi costruttivi, cercano di ricostruire una comunità-spazio ipotetica da frammenti individuali. Questa è forse la forza contemporanea di "Rubato", che, come affermava Giorgio Agamben, è "inattuale" ma capace di percepire e afferrare il proprio tempo.
L'architettura, nel suo profondo significato, non è solo la costruzione di strutture fisiche, ma anche la creazione di esperienze e la stimolazione di riflessioni sulla nostra esistenza e sul nostro rapporto con l'ambiente. Il progetto "Rubato" incarna questo ideale, dimostrando come l'innovazione e la sostenibilità possano confluire in opere che trascendono la loro funzione pratica per diventare espressioni artistiche e sociali. Attraverso l'uso sapiente di materiali riciclati e l'integrazione di elementi sensoriali, il collettivo HPO ci invita a guardare al futuro con una nuova consapevolezza, dove la bellezza emerge dalla trasformazione e l'incompletezza diventa un potente strumento di dialogo. In un mondo in costante evoluzione, abbracciare l'inattuale e il frammentario significa riconoscere la complessità e la fluidità della nostra realtà, promuovendo un'architettura che sia intrinsecamente legata alla vita e alle sue continue mutazioni, un'architettura che inspiri e provochi, stimolando una maggiore partecipazione e un senso di comunità.
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